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La pillola della sera: la tosse notturna

La tosse notturna è molto fastidiosa e può essere dovuta a cause differenti.
Tra le più comuni si possono citare:
-scompenso cardiaco
-asma
-reflusso gastroesofageo
-fibrosi polmonare
-polmonite
Per ognuna di questa cause è possibile trovare un ri edio, ma è fondamentale porre una diagnosi giusta.

Quando è necessario sottoporsi ad una terapia contro il colesterolo alto?

Il colesterolo è una molecola molto importante per il nostro organismo perché è alla base della formazione di molti ormoni e delle membrane cellulari per esempio.
E’ dunque necessario all’organismo e valori troppo bassi di colesterolo possono essere nocivi.
La colesterolemia, dunque, è un valore che va testato attraverso dei semplici esami del sangue e che viene modificato dall’alimentazione e dalla sedentarietà.
E’ importante sapere che esistono due tipi principali di colesterolo: colesterolo HDL e Colesterolo LDL quest’ultimo è quello considerato “cattivo” nel senso che è alla base della aterosclerosi.
E’ doveroso aprire una parentesi al riguardo, infatti l’aterosclerosi è un processo che ha inizio con la nascita, è dunque fondamentale iniziare a prevenire l’apposizione di colesterolo nelle arterie dalla più tenera età, perchè il processo è molto lento, ma costante se non controllato; quindi il bambino va abituato ad uno stile di vita sano, sia dal punto di vista dell’attività fisica (basta abituarlo a camminare, a prendere le scale invece dell’ascensore a fare insomma un’ora di camminata al giorno) e soprattutto dell’alimentazione (abituandolo fin da piccolo a consumare frutta e verdura, soprattutto attraverso l’esempio).

Sempre più spesso la colesterolemia (i livelli di colesterolo nel saangue) sono elevati; una volta accertato il dato (valori superiori a 130mg/dl per la componente LDL, superiori a 200mg/dl per il totale) è necessario capire se la causa è genetica e in questo caso è estremamente probabile che sia necessaria la statina (il farmaco che serve a diminuire la colesterolemia) oppure alimentare.
In questo secondo caso soprattutto è necessario perdere peso, diminuire l’apporto di uova, burro, latte e latticini, carne rossa, salumi e dolci e camminare almeno venti minuti al giorno.
Se questo non fosse sufficiente allora ci sarà da aggiungere anche il farmaco, ma è assolutamente consigliato continuare a mantenere uno stile di vita sano.

Tutto questo vale come prevenzione primaria, se si è stati colpiti da un infarto miocardico è assolutamente necessaria la terapia indipendentemente dai valori del colesterolo nel sangue.

Quindi per rispondere alla domanda: è assolutamente necessario sottoporsi a terapia
quando si ha una forma di ipercolesterolemia familiare,
quando l’adeguamento dello stile di vita non consenta di rientrare nei range di tolleranza
quando sia sopraggiunto un infarto miocardico

La pillola del mattino: il tumore del colon

Del tumore del colon può essere fatta una diagnosi precoce con la ricerca del sangue occulto nelle feci, per questo esiste lo screening. Molto importante è anche una alimentazione sana e nel caso di familiarità eseguire una colonscopia dieci anni prima della diagnosi al familiare. ( per esempio se alla madre è stato diagnosticato un cancro al 60 anni i figli devono eseguire la colon a 50)

I disturbi dell’alimentazione: anoressia, bulimia, abbuffata.

I disturbi dell’alimentazione principali sono:

Anoressia
Bulimia
Disturbo da alimentazione incontrollata

La caratteristica principale dell’anoressia è la magrezza causata da un’alimentazione finalizzato alla perdita di peso o al mantenimento di un peso inferiore alla norma. Il temine che di per sè vuol dire perdita di appetito non è esatto, poiché le persone affette vorrebbero mangiare, ma non lo fanno per la paura di ingrassare.
Non è necessario che la persona in questione sia molto sottopeso, quello che è importante è la volontà di voler controllare il proprio peso. Quasi mai il paziente anoressico vomita, ma al contrario non mangia, proprio per riuscire a controllare il proprio corpo. Inoltre è presente la distorsione dell’immagine corporea per cui il proprio corpo è percepito come grasso anche quando il paziente è sottopeso in modo patologico.
Questo porta alla convinzione che il peso oggettivo, anche se al di sotto del BMI sia troppo e quindi c’è la volontà di volerlo ridurre; ma al peggiorare della patologia peggiora anche la distorsione dell’immagine corporea motivo per cui si instaura un circolo vizioso che spesso può portare al pericolo di vita.

La caratteristica centrale della bulimia è un comportamento alimentare caratterizzato da abbuffate seguite da comportamenti di compensazione per evitare l’aumento di peso, quindi vomito autoindotto, uso di lassativi, di diuretici, di enteroclismi, digiuno, esercizio fisico.
Anche in questo caso c’è una distorsione dell’immagine corporea, ma il paziente bulimico non è magro in modo patologico per cui non è facile capire se la distorsione è presente o meno. E’ molto difficile con questi pazienti capire quanto siano ossessionati dal proprio peso, ma la personalità del bulimico è molto meno forte di quella dell’anoressico, la capacità di controllarsi è minore se non assente e l’autostima molto bassa, poiché nonostante vorrebbero non riescono a mantenere il peso che si sono prefisse se non con metodi di compensazione.

Il disturbo da alimentazione incontrollata è caratterizzato da abbuffate come quelle della bulimia, ma non ci sono compensazioni, per cui i pazienti sono sovrappeso o obesi.

Analizzando le cause senza dubbio è presente in modo molto evidente il fattore genetico, infatti l’ereditabilità dell’anoressia è stimata intorno al 58%, ma è la dipendenza psicologica dalle figure genitoriali, in particolare dalla madre con livelli anormali di ansia di separazione ad essere un fattore comune tra i pazienti affetti da questi disturbi. Sembra che l’anoressia e la bulimia siano strategie di diversione psicologica da temi conflittuali che riguardano la separazione e l’emancipazione dalle figure di attaccamento, cioè dalle figure che fin dalla nascita si sono prese cure di loro.

I farmaci sono poco efficaci in questi casi, ci sono buoni risultati invece con la psicoterapia.

Come ridurre il fastidio del dormire a bocca aperta e come dormire meglio?

Riceviamo da Annamaria questo quesito:

Come sempre di fronte ad un problema medico dobbiamo applicare un metodo, che consiste nella raccolta dei sintomi che il paziente riconosce.
In questo caso la paziente ci dice che la notte respira a bocca aperta, questo già ci fa capire che con buona probabilità non abita da sola e che qualcuno glielo ha detto, quindi è possibile raccogliere anche altre informazioni: russa? dorme a supina? ha apnee? tutte informazioni che una persona che abita da sola non può darci e che dobbiamo ricavare in modo indiretto.
Un’altra cosa molto importante è capire se al risveglio è riposata o no, se durante la giornata soffre di colpi di sonno, se è più irritabile, se ha un tono dell’umore deflesso se è soggetta a cambi repentini di umore, bocca secca e mal di gola.

Tutte queste informazioni ci servono per capire la causa del sintomo.

Le cause possono essere molteplici:

– malfunzionamento nel naso ( polipi o setto nasale deviato)
– mandibola arretrata o più piccola del normale che porta la lingua a scivolare lungo la gola.
– volume dell’ugola aumentato
– obesità
– sinusite cronica
– noduli tiroidei

Un metodo per curare la sinusite cronica, soprattutto quando il naso è molto piccolo e non permette la fuoriuscita del muco sono lavaggi nasali frequenti (5 ml da 0 a 1 anno; 10 ml da 1 a 3 anni, 20 ml oltre i 3 anni) che ripristinando la via d’accesso ai seni paranasali permettono il passaggio dell’aria anche da distesi.

Se sono presenti noduli tiroidei, polipi nasali o deviazione del setto per lo più la soluzione è chirurgica, per i problemi di malocclusione è necessaria la consulenza odontoiatrica.

Per l’obesità è necessario perdere peso, non solo per la diminuzione del volume corporeo, anche per scongiurare la sindrome metabolica che peggiora la situazione.

Per capire se durante la notte sono presenti apnee un metodo è la polisonnografia

Anche l’invecchiamento comporta una lassità dei tessuti e quindi la tendenza a far passare l’aria dalla bocca anziché dal naso, un consiglio è quello di cercare di dormire sempre su un fianco.

Esiste una vera e propria igiene del sonno:
[Manuale di psichiatria- Siracusano- pg561- tab 23.4- Il pensiero scientifico editore]

Condizioni della camera da letto: la camera dovrà essere fresca, buia e sufficientemente silenziosa. Per attutire i rumori ambientali per un breve periodo si potranno utilizzare i tappi auricolari. Dovranno essere ostacolati tutti gli stimoli estranei al sonno, eliminando dalla camera da letto il televisore, lo scrittoio e la cyclette, lo smartphone e il tablet. La camera da letto dovrebbe essere riservata solo al sonno e all’attività sessuale e la lettura di un libro.
Abitudini collegate al sonno E’ necessario che venga definito un orario realistico per coricarsi e risvegliarsi. in base a questo dovranno poi essere seguite abitudini regolari di sonno, coricandosi ogni sera e alzandosi ogni mattina allo stesso orario, indipendentemente dalla durata totale del sonno notturno.
Comportamenti che ostacolano il sonno Evitare di appisolarsi durante il giorno, bere alcolici o fumare, specie al momento di coricarsi, assumere in ore serali sostanze contenenti caffeina (caffè, tè, cola, cioccolato, bevande energizzanti)
Esercizio fisico Un esercizio fisico non stressante ma regolare (ad esempio camminare all’aria aperta) effettuato durante il giorno non contribuisce soltanto alla salute in generale, ma anche a migliorare il sonno. Tuttavia se l’esercizio fisico viene effettuato nelle ore serali, risulta controproducente, perché può attivare l’apparato cardiovascolare e il sistema nervoso, impedendo l’addormentamento.
Comportamenti che favoriscono il sonno Può risultare utile adottare un rituale fisso prima di coricarsi, mettendo in atto una sequenza di gesti, come spazzolarsi i denti, lavarsi, mettere in ordine o caricare la sveglia.
Rilassamento stress e preoccupazioni sono tra i maggiori ostacoli al momento dell’addormentamento. Per cercare di rilassarsi può essere d’aiuto fare un bagno caldo prima di andare a dormire, o leggere un libro a letto.

Se poi interessa c’è anche tutte le terapia comportamentale del sonno, che potremmo affrontare in un’altra discussione.

Come prevenire mal di gola e perdita di voce ricorrente?

Monia pone questa domanda.

Innanzitutto c’e da capire la causa della perdita della voce e del mal di gola, che non necessariamente vanno di pari passo.

Il mal di gola (faringodinia in gergo medico) ricorrente può essere attribuito a molte cause riassunte in irritative (fumo di sigaretta, smog, allergie) o infettivo (virus e batteri).

La perdita di voce invece è causata da un’infiammazione delle corde vocali che può essere causata sempre da fattori irritanti e batterici di cui sopra, ma molto più spesso da un uso inappropriato della voce stessa. Ci sono categorie professionali più a rischio come cantanti, insegnanti o comunque tutti coloro che fanno un largo e frequente uso della voce.

Per prevenire il mal di gola per prima cosa è necessario escludere che la causa sia batterica, cioè che non sia lo streptococco a riattivarsi, in quel caso è necessaria una terapia antibiotica mirata.
Negli altri casi è importante per prima cosa verificare che la notte non si dorma a bocca aperta, nel caso indagare la causa e risolverla (rinite: lavaggi nasali), respirare sempre col naso e mai con la bocca, astenersi dal fumo e cercare di parlare con la voce più bassa possibile.

Quanto un medico deve essere coinvolto nel rapporto con i suoi pazienti?

Ricevo questa interessante domanda da Diletta (medico sempre in divenire come le piace definirsi) e con piacere immenso rispondo:

Nella mia personale esperienza il coinvolgimento col paziente è totale, nel senso che la mia disponibilità e la mia presenza sono pressoché continue, soprattutto nei momenti più difficili, in pazienti terminali o nella presa di coscienza di una malattia cronica più o meno grave.

Il coinvolgimento, però, deve essere, secondo me, paragonabile al patto narrativo che si fa con l’autore quando si legge un libro: si soffre con il personaggio, si empatizza fino a sentire il suo dolore e lo si condivide con la famiglia consolandola, prendendosi le responsabilità, ma poi così come il libro giunge alla quarta di copertina, così il rapporto si chiude; perché nonostante tutto il medico non è una persona di famiglia e il dolore è qualcosa che va lasciato decantare e perché nel cuore c’è posto solo per un po’ di sofferenza e il posto deve essere lasciato a un altro caso.

Quando mi sono trovata ai funerali dei miei pazienti, mi sono scoperta realmente ferita per la loro perdita, un misto di senso di colpa e di inadeguatezza, ma quel dolore mi fa sentire viva e orgogliosa di come svolgo il mio lavoro.

Un volta a casa, però, quel dolore deve svanire e cerco di ricordarmi che è un mezzo per capire i pazienti, per curarli al meglio, per far sentire loro unici tra tutti gli altri, ma non deve mai e poi mai diventare un killer silenzioso che assassina la mia passione.