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La pillola del mattino: bentrovati

Ben trovati cari amici,

da un po’ non scrivo e questo per due motivi:

– il primo che non sono stata troppo bene, sono arrivata a fine anno molto stanca e ho sentito il bisogno di rilassarmi, per quanto possibile, così ho deciso di mettere in stand by tutto quello che era possibile.

– il secondo, ma non meno importante, è che è arrivato il periodo dell’anno in cui c’è più lavoro, sindromi da raffreddamento,  riacutizzazioni di malattie croniche, virus stagionali.

Nella mia esperienza personale, molto limitata, il Corona virus non ha avuto alcun impatto, quasi nessuno ha chiesto niente e chi lo ha fatto solo perchè nelle scuole o negli asili è stato sollevato  il problema.

Nessuna psicosi insomma, questo mi rallegra moltissimo.

Inoltre ho preso una delle decisioni più importanti di cui vado molto orgogliosa e che da tempo mi girava in testa: ho iniziato un percorso psicoanalitico e dopo solo tre sedute (sarò un caso semplice io, sarà bravissima la mia terapista) sento di essere sulla via maestra per trovare la serenità che da tanti anni cerco.

Adesso vi saluto e da stasera ricominciamo con le nostre pillole.

 

 

 

 

Un proposito per settembre…

Buondì…

Tra pochi giorni, con precisione il 26 agosto, oltre che ricominciare la palestra, abbandonata causa caldo a metà giugno, ho un altro importante e atteso inizio:

Vado a scuola d’inglese, una vera, con lezioni e anche esame finale!

Così imparerò questa lingua e semmai incontrerò Matt potrò parlarci.

Vi aggiornerò sui progressi e sulla validità della scuola.

Buona giornata.

 

La pillola del mattino: La fiducia nel rapporto di lavoro, cosa rappresenta per me

Avete trascorso una bella e serena festa ieri?

Io per fortuna sì, mi sono riposata ed ho iniziato a leggere “I fratelli Karamazov” ultima fatica di Dostoevsky.

Per ora ne ho letto solo una cinquantina di pagine ma il buon vecchio Fedor non delude mai, fin dalla prima pagina.

Vi aggiornerò in seguito sulla mia felicità (o infelicità chissà) nel leggerlo.

Ieri, come dicevamo era la festa dei Lavoratori (non amo chiamarla festa del Lavoro perché non ritengo che il lavoro vada festeggiato, sono coloro che lo scambiano con la risorsa più preziosa che abbiamo ad essere festeggiati) e in Italia si sono svolte molte manifestazioni, alle quali io non ho partecipato, standomene a casa a riposarmi, ma almeno mi consolo col non aver costretto nessuno a lavorare per me!

Scherzi a parte volevo con quest’occasione sottolineare un concetto che mi sta tanto a cuore quello della fiducia che si deve instaurare in qualsiasi tipo di rapporto di lavoro e la fiducia deve essere reciproca: questo a volte ci si dimentica, o almeno io lo dimentico.

Nella mia professione questo concetto ha un valore ancora più profondo perché il rapporto di fiducia sta alla base di tutta la relazione e non può essere ignorato, pena la completa compromissione del rapporto stesso.

Se su questo, immagino, siamo tutti d’accordo, la domanda è una sotanto:

cosa si intende per fiducia?

Se andiamo a leggere sul vocabolario la definizione questa è la risposta:

fidùcia s. f. [dal lat. fiducia, der. di fidĕre «fidare, confidare»] (pl., raro, –cie). – Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità.

Dunque la fiducia, come spesso dico, non può essere immediata e ottenuta soltanto con la presentazione di una laurea, ma deve seguire ad una valutazine dei fatti, delle circostanze, delle relazioni e queste azioni devono avere un esito positivo.

Quante volte nel rapporto di lavoro la fiducia viene a rompersi per un episodio?

Tante, troppe.

Dunque la riflessione prende una strada molto intricata e molto difficle da percorrere:

può un episodio distruggere la fiducia in una persona?

Credo che la risposta, se la fducia era reale e non solo apparente, sia no.

Eppure molto spesso mi è capitato di incrinare, se non proprio rompere un rapporto di fiducia con dei pazienti sulla base di un episodio, di una incompresione e questo solo a causa della mia mancanza di sicurezza e della mia debolezza, poiché pongo alla base della relazione con i pazienti la fiducia, ahimè, quasi incondizionata: credo che dovrei rivedere un po’ le mie aspettative e sopratutto le mie pretese!

Posso dire a mia discolpa, per ogni singola volta che questo è successo, che la mia reazione forte e aggressiva (immagino che così possa apparire a chi è oggetto delle mie recriminazioni) non è altro che la delusione di non essere riuscita ad essere per il paziente colei che lo tranquillizza e del quale può, appunto fidarsi.

E per voi cos’è e cosa rappresenta la fiducia nel vostro rapporto di lavoro e volendo espandere il concetto nella vostra vita?

Un inizio anno piuttosto caotico

Quest’anno è iniziato nel migliore dei modi e spero che possa continuare così!

Sarà perché è l’anno in cui finalmente riascolterò e sopratutto rivedrò i Muse (a luglio) e non sto più nella pelle ad aspettare quel momento, sto imparando a memoria tutti i testi dell’ultimo album e ripassando tutti gli altri.

Il mio proposito di andare in palestra in modo costante è da un anno e mezzo attivo e a detta del mio istruttore inizio a vedere i risultati in temini di fisico e di resistenza.

La mia professione è in ascesa, quella scommessa fatta ormai cinque anni fa (era marzo del 2014) è diventata una solida realtà, un sogno visionario e utopistico si è realizzato, l’ho nutrito ogni giorno, l’ho protetto da corruzioni e demolizioni, gli ho aggiunto ogni giorno un pizzico di realtà e adesso io sono qui e ora a vivere quella vita che fin da piccola sognavo e vedevo come in un viaggio nel tempo che mi permetteva di vedere il futuro.

Devo ringraziare per questo tutti quelli che mi sono stati accanto, prima di tutto mio marito che unico ha sempre creduto in me, anche quando era impossibile farlo, anche quando ero intrattabile, quando il mio passato irrompeva nel nostro presente, quando il presente irrompeva nella nostra vita: grazie Juri, ti amo così tanto.

Ci sono poi tante piccole cose che sono così belle, come i miei vicini che sono finalmente tornati ad abitare nella loro casa, nonostante abbiamo orari del tutto diversi dai nostri ci facciamo compagnia ed è bello, molto più di quanto potessi pensare.

Quindi perdonatemi se non sono costante nella gestione del mio blog, ma davvero vi penso sempre!

Buonanotte e grazie per leggermi!

La pillola della sera: la parità di genere secondo me

Argomento spinoso che tratterò in modo molto leggero e veloce.

Per me la parità di genere si riassume in: gli individui sono tutti uguali.

Io sogno un mondo in cui tutti gli individui potranno fare quello che più piace loro e dove non saranno condizioniati dai loro cromosomi, ma solo dalle loro passioni.

Per questo il mio personale comportamento nella guerra tra maschi e femmine per la parità di genere è appunto… per la parità di genere e non per vedere protagonista il genere a cui appartengo.

Leggo e ascolto storie strazianti da entrambe le parti, padri divorziati ridotti sul lastrico o comunque impossibilitati a rifarsi una vita, madri prive di stipendi che le permettano l’indipendenza, uomini che vorrebbero prendersi cura dei neonati, donne che non hanno la forza di desiderare di non essere madri.

Poi mi imbatto sul web, in discussioni in cui vedo donne che vogliono vendetta per anni di vessazioni utilizzare comportamenti simili a quelli che le hanno viste vittime e allora davvero non capisco, perché gli uomini e le donne di oggi devono pagare le colpe degli uomini e delle donne di ieri?

 

La pillola della sera: il paziente informato.

Il paziente informato giunge allo studio con un’idea più o meno precisa di quello che ha e a volte cerca di far sapere al medico cosa si è autodiagnosticato.

A molti colleghi questo atteggiamento dà fastidio perché sembra minare la loro autorevolezza, ma secondo me non è così, per me è un motivo per informarmi e spesso dico ai pazienti di portare i link o gli articoli che hanno letto e ne parliamo insieme.

A volte da queste chiaccherate son venute fuori anche cose molto interessanti e utili per la diagnosi: il paziente, secondo me, va sempre ascoltato perché solo lui sà quello che sente e se si riesce a comprendere a fondo quello che ci descrive allora il paziente è di aiuto e non di impaccio

Il paziente è per prima cosa una persona che ha bisogno di aiuto e un individuo che ha paura, perché sul web ci sono molte informazioni, ma non tutte rassicuranti.

Io credo che apparire infastiditi da chi vuol avere delle informazioni non fa altro che svelare le insicurezze del medico che invece deve, per ruolo, infondere sicurezza.

La pillola della sera: l’importanza dell’amicizia

La mia vita sociale, se si esclude la professione, che in effetti è un tutt’uno con me stessa, non è popolata di molti amici.

Una delle persone che da sempre, da quando avevamo quindici anni, è al mio fianco è la mia amica (di cuore) Monia: lei ci ospita sul suo porfilo Facebook, lei dà vita alle nostre pilloline, lei c’è sempre quando ho bisogno, quasi fosse telepatica!

Il rapporto di amicizia tra me e Monia è qualcosa di molto profondo e vero, diverso da tutti quelli che ho avuto in precedenza e sopratutto da quasi tutti quelli cheho avuto dopo (forse anche perché molti sparivano al suo conronto, l’unico che non lo ha fatto è diventato mio marito)

Quello che è stupendo di un rapporto di amicizia è che non si chiede niente in cambio, si è felici se lei lo è, si è tristi se lei lo è.

E’ capitato nelle nostre vite di essere state in disaccordo, di vederci infelici, disperate e anche sul punto di non farcela, ma sempre, anche se ci siamo allontanate, è stato per fare la cosa più giusta per l’altra.

La fiducia che abbiamo l’una verso l’altra è profonda e indissolubile, io so che qualunque cosa possa fare lo farà sempre pensando al mio bene e io faccio lo stesso.

Quando il suo più grande desiderio, mettere su famiglia con l’uomo dei suoi sogni e avere una bimba, si è realizzato, è stata una delle cose più belle della mia vita ed essere lì al suo fianco a testimoniare quella stupenda unione una delle cose di cui vado più orgogliosa.

Solo una cosa: Monia ti voglio bene!

 

la pillola del mattino: aiuto ho perso la borsa

Stamani recandomi da un paziente a fare una visita mi sono accorta di non avere più la mia borsa da dottore.

Per un dottore la sua borsa è quasi una sua protesi (più del telefono sembra impossibile, ma è così) quindi oltre alla tristezza per averla perduta c’è anche il senso di colpa per averla perduta.

Allora ho ripercorso tutta la giornata di ieri ho telefonato agli ultimi pazienti, mi sono rivolta ai negozi nei dintorni di dove avevo lascito la macchina per l’ultima visita.

Alla fine la soluzione più banale.

L’avevo lasciata nella macchina che usiamo come muletto per arrivare a casa, abito in una zona semicollinare, per arrivarci si deve percorrere ottocento metri di strada sterrata.

Stamattina abbiamo deciso di farcela a piedi raggiungendo l’auto che usiamo per la città!

Meno male che era lì…un sospirone di sollievo.

Quello che si vede dalla finestra della stanza da cui sto scrivendo!

La pillola della sera: un po’ di me (le scuole elementari)

Non ho frequentato l’asilo, perché ho avuto la fortuna di avere una mamma che lavorava in casa e che si è presa cura di me tra le pareti domestiche.

Sembrerà strano, ma sono cresciuta estroversa, per nulla timida e chiaccherona comunque!

Quest’ultima qualità mi ha portato non pochi problemi per tutto il mio corso di studi, ma soprattutto alle elementari, dove il mio brusio in sottofondo ha fatto un po’ da colonna sonora a tutte le lezioni.

Ricordo che ci era permesso alzarsi per andare al cestino ad appuntare il lapis (la matita): le mie punte erano sempre perfette!

Oltre ad essere chiaccherona avevo e ho un istinto di sopravvivenza inesistente, cosa che portava la piccola me a litigare con i vari maestri che si sono succeduti (non se ne andavano per colpa mia però! già allora il sistema scolastico doveva avere delle falle) e il più delle volte fuori dalla porta in punizione.

Una volta il mio povero maestro, ormai disperato di farmi chiudere la bocca, prese mia madre da una parte e le propose il maestro di sostegno: la mamma storse la bocca, ma solo un po’ e la cosa cadde e io ho continuato a chaccherare imperterrita per tutti gli anni a venire, oltre che ad appuntare lapis come se non ci fosse un domani.

Ho vissuto tutti gli anni della scuola come un cammino obbligatorio e unico per arrivare a realizzare il mio sogno, ma con una fatica incredibile, perché mi piaceva imparare, ma odiavo studiare, quelle ore seduta a leggere con la mente che volava da altre parti, ma la forza del mio sogno mi ha guidato, è stato il faro nella notte, prima una flebile luce lontana che mi indicava a fatica la strada, ma poi sempre più luminosa fino al giorno della laurea, quando la mia vita, quella vera, quella sognata poteva finalmente iniziare!