Crea sito

Tra le tante cose che ho imparato a riassaporare…

Tra le tante cose che ho imparato a riassaporare in questi mesi, anche e sopratutto grazie alla mia analista che, nonostante la quarantena, ha voluto mantenere un contatto epistolare risvegliando in me quel piacere alla scrittura dormiente, è lo studio della filosofia.

Da tempo, ma con poca costanza seguivo il canale You Tube di Matteo Saudino, bravissimo professore di filosofia, che durante questa quarantena si è superato, dedicando live e video ai principali filosofi occidentali, ma anche esprimendo opinioni sull’attualità.

Ogni mattina mentre faccio i miei quarantacinque minuti di step (ancora orfana della mia palestra preferita) mi ascolto (dopo aver ripassato almeno un argomento di algebra) una lezione: ieri e oggi è toccato a “La critica della ragion pura” dell’immenso Kant, vi allego i collegamento se a qualcuno interessa.

 

Ascoltarlo mi ha fatto ricordare il mai troppo rimpianto Vitaliano Parigi, mio professore di Storia e Filosofia del liceo, che ha contribuito non poco a far sì che io sia quella che adesso sono.

Se ascolterete tutto il video capirete il senso della vignetta!

 

 

Du côté des livres : cosa ho letto in questi mesi…

Una delle bellissime cose che ho fatto e che ho imparato a riassaporare in questo periodo, che ripeto essendo io un medico di medicina generale è stato tutt’altro che pesante, poi se vi interessa potremo anche approfondire imbastendo un dibattito sull’argomento, è la lettura vorace.

Vi elenco quello che ho letto e se c’è qualcosa che vi interessa discutere ne sarei ben lieta, sono libri che mi sento davvero di consigliare:

  1. L’uomo che guardava passare i treni – Simenon
  2. Delitto e Castigo – Dostoevskij
  3. Nel Guscio – McEwan
  4. La fine della fine della terra – Franzen
  5. L’uomo che cade – DeLillo
  6. L’incanto del numero 49 – Pynchon
  7. La versione di Barney – Richler

 

Fatemi sapere…

 Du côté des livres: Il fondo della bottiglia – Simenon

Una luce appiccicosa attraversa il liquido ambrato di un bicchiere, preannunciando la disgrazia e la catarsi.

La sottile apatia tipica del sud degli Stati Uniti, almeno come noi europei siamo abituati a pensarlo, abitata da individui ancora in odor di separazione razziale, bianchi ricchi e domestici neri, ranch e giovenche, cow boy e stalloni.

I tuoni e i lampi che porteranno la pioggia, che ingrosserà i fiumi e che inonderà le strade; l’alcol che placherà la noia delle lunghe ore trascorse in attesa di uno spiraglio di sole e di normalità, che placherà i rigurgiti del passato che è anestetizzato, lontano, in un tempo di cui non si è certi, che sbiadisce al ricordo, rendendolo quasi impalpabile incerto.

Quel passato sotterrato riemerge sotto cumuli di terra e come la mano di un sepolto vivo reclama e pretende la luce e la salvezza.

Quella notte, fatta di alcol, di tuoni, di lampi e di pioggia è il passato a bussare alla porta di P.M stimato avvocato dal passato nebuloso, sposato ad una ricca donna e amico di facoltosi possidenti, con cui giocare a bridge, oziare ai bordi di una piscina o cavalcare in sella ad uno stallone.

In quella notte umida, inospitale e foriera di sventure un uomo reclama la sua libertà e la pretende da P.M., che è invaso da paure ancestrali, sensi di colpa atavici e timori sociali superficiali; di colpo la realtà è distorta, proprio come attraverso un bicchiere pieno di whisky; i colori e le forme si fanno indistinti e il futuro si fonde con un passato che non vuol obliarsi, che non vuol sparire.

La voglia di normalità, di non intaccare il pur precario equilibrio, fa sì che tutto sia una rincorsa a sotterrare qualcosa che recalcitra e non vuol morire, al contrario vuol rinascere e nonostante tutto rinascerà, ma ad un prezzo molto alto.

Se vi troverete tra le mani questo romanzo non aspettatevi il solito Simenon, sarà una lettura amara, odierete ognuno dei personaggi, ma non potrete non assolverli, perché avranno debolezze conosciute e non sarà facile condannarli; li vedrete come pedine di un destino infausto che dovrà compiersi, privi quasi di volontà, incapaci di vedere oltre il proprio protetto mondo.

Un senso di vertigine vi colpirà e il lessico di Simenon, sempre perfetto e mai banale vi sosterrà in questo viaggio, tenendo la flebile fiammella della speranza sempre accesa, fino alla fine.

Conoscere le note biografiche dell’autore aiuterà a comprendere i percorsi mentali che hanno portato alla stesura di questa storia, ma se ne fruisce in modo davvero piacevole anche senza.

Buona lettura, essersi sbronzati fin quasi al coma etilico non è strettamente necessario, ma può essere utile!

 Du côté des livres: Miele – Mc Ewan

Ho aspettato ad aprire quel libro di averne in mano un altro dello stesso autore, una sorta di scaramanzia per tenere in vita il più a lungo il mio autore contemporaneo preferito: Ian McEwan.
Prima lo facevo con Marquez, non ho il coraggio di leggere “il generale nel suo labirinto” ultimo testo rimasto della sua bibliografia, anche se ormai la magia si è dissolta e gli spiriti si sono portati via la meraviglia che incarnava.
Mi sono così apprestata a leggere “Miele”: da tempo la ragazza in copertina, che con aria furtiva si guardava indietro, sembrava chiamarmi; ho risposto alla sirena e non sono rimasta delusa.
Fin dalle prime pagine le parole danno l’impressione dell’opera d’arte, di essere al posto giusto e di avere un ruolo preciso.
La bravura di McEwan è qui esaltata dalla scelta di utilizzare come co-protagonista uno scrittore, utilizzando i di lui racconti all’interno della storia, infatti, a mio avviso, il racconto o il romanzo breve è senza dubbio la forma in cui l’autore inglese eccelle, anche se ho adorato tutti – o quasi – i suoi romanzi.
I personaggi descritti sono verosimili, pur galleggiando a mezz’aria in un mondo rarefatto che sembra appartenere alla fantasia più che alla realtà, ma riescono a trasmettere attraverso un silenzio un mondo, il loro mondo e lo mettono a disposizione del lettore introducendolo, con calma, in una dimensione sconosciuta, nel mondo dello spionaggio, del sospetto e della meschinità.
La leggerezza che, però, infonde lo stile semplice arricchito di un lessico mai banale, rende il romanzo indimenticabile, per la purezza con cui Serena, la protagonista ci viene restituita nel finale, inatteso e sorprendente.
La maestria di McEwan si manifesta sopratutto nella sua versatilità, riesce ad adattarsi ad ogni stile e in ogni occasione crea qualcosa di unico e particolare.
Come accennato poc’anzi la scelta di inserire racconti all’interno della trama esalta la sua scrittura, ma senza calcare la mano in un virtuosismo fine a se stesso in cui sarebbe stato molto facile cadere, il tutto risulta fluido e il lettore vive le emozioni con Serena, come in un gioco di specchi, come filtrate da quelle parole che sembrano rimbalzare su più mura e arrivare ovattate fino alla conclusione, fino all’ultima pagina.
Un McEwan in ottima forma, un libro da non perdere, uno dei migliori autori contemporanei.

(altro…)

Du côté des livres: Noam Chomsky Regole e rappresentazioni

 

Può un saggio essere interessante, colto e allo stesso tempo riuscire ad appassionare pur trattando di argomenti ostici e non comuni? Chomsky riesce nell’impresa tutt’altro che semplice, riunendo in un unico volume sei conferenze da egli tenute riguardanti la linguistica.
Il contenuto è molto tecnico e per gli addetti ai lavori, soprattutto nella parte centrale, ma attraverso uno stile asciutto e sarcastico riesce ad essere comprensibile a tutti, forse non del tutto,ma il senso generale si riesce a carpire e soprattutto riesce con poche parole ad aprire un mondo nuovo o meglio una visione del mondo diversa. Ciò di cui tratta è, in poche parole, la grammatica universale e come il linguaggio sia una prerogativa innata dell’uomo, codificata dal genoma. Il concetto non è del tutto nuovo, già Socrate per mano di Platone aveva spesso parlato di maiutetica, ma quello che rende affascinante questo viaggio è la capacità di riconoscere i propri limiti di conoscenza, ma allo stesso tempo di studiare e analizzare con metodo scientifico una proprietà mentale allontanandosi molto dalla psicologia che si basa su astrazioni e anche dalla filosofia, ma queste due discipline sono presenti e molto ben conosciute da Chomsky.
Quello che però rende particolare questo saggio non è l’indubbia professionalità e competenza del suo autore, bensì la sua capacità di scrivere in modo fluido e coinvolgente; è incredibile come riesca trasmettere la sua passione per questa materia, incuriosire il lettore irretendolo e non lasciandolo andare più via, facendolo diventare conscio del suo potenziale e intenzionato a esprimerlo.
Una visione completa e “dall’alto” di tutta la conoscenza umana, non è sufficiente specializzarsi in un argomento, l’importante è avere una visione d’insieme, quello è il vero valore aggiunto, quello rende un saggio qualcosa di più di un trattato di nicchia.
Una volta conclusa la lettura si diviene più colti senza dubbio, ma anche più consapevoli della propria ignoranza o meglio del proprio potenziale inespresso, carichi di quella voglia di conoscenza e pronti a riflettere su ogni parola, ogni gesto, ogni suono che crea quella meravigliosa qualità umana che è il linguaggio.
Consigliato a tutti, ma come sempre soprattutto a chi vuole scrivere, che non può esimersi dal conoscere l’esistenza di un mondo del quale la lingua parlata non è che la punta dell’iceberg.
Unica pecca di questo volume è la traduzione di Giuseppe Gallo, infatti presenta non poche imperfezioni, che per un libro di linguistica non è proprio il massimo.

 

 

Guerra e pace – LevTolstoj

Quando ho deciso di leggere “Guerra e Pace” non mi ha spaventato la mole (complice anche la bellissima edizione Einaudi, cofanetto in rilegatura cartonata con sovracopertina, tradotta da Emanuela Guercetti) perché avevo già letto “Anna Karenina” e l’avevo adorato.
Quello che mi spaventava e che mi teneva lontana era l’argomento: Napoleone, la guerra, le battaglie, le strategie, insomma una noia mortale.
L’uscita, a gennaio, di questa nuova edizione, mi ha dato la spinta a compiere questo passo. Milleseicento pagine lette in un mese (per me un record, poiché leggo molto lentamente e spesso rileggo i passi che trovo belli).
Leggo spesso che non si dovrebbe descrivere nei romanzi: ma io amo le descrizioni , è come se le immagini comparissero davanti a me, come se ogni palla di cannone portasse con sé lo spostamento d’aria e il frastuono.
Un’immersione totale nella scena e nel 1800, che, forse, neppure la più realistica realtà virtuale potrebbe generare, poichè quello che si vede è filtrato dell’immaginazione e i particolari sono descritti in modo così vivido che non è possibile, neppure vivendolo, renderlo così sublime.
Quello che temevo si è rivelato non solo falso, ma la parte più bella, le battaglie perdono quell’alone di noia per acquistare una forza umana incredibile non ci sono soldati ci sono persone: che soffrono, che credono e sperano o che si disperano; i personaggi danno solo voce a quelle, migliaia di soldati, di civili di Uomini e Donne che si vedono attori di un’epoca che hanno la sfortuna di vivere.
I personaggi storici rendono il tutto più vero e tangibile la forza delle parole e la scorrevolezza della trama non permettono di interrompere la lettura.
Infine lui, Tolstoj, l’autore di questo capolavoro: è presente in ogni parola, in ogni dialogo.
Si conosce parte del suo pensiero e del suo agire, se ne esce gioco forza condizionati e l’epilogo è davvero moderno e attuale; Quell’ epilogo in cui si analizza il concetto stesso di libertà così tanto utilizzato, ma mai così tanto ignorato come ai giorni nostri
Non posso non consigliare la lettura di questo libro, credo debba fare parte del bagaglio culturale di ognuno, non solo perchè Natasha, Pierre, Andrej, Nikolai, Sonja e tutti gli altri entreranno di prepotenza nei meandri della vostra intimità, ma perchè la visione dell’umanità e della Storia ne usciranno diversi e voi ne uscirete cambiati, più propensi a chiedervi quale sia il vostro ruolo in questo mondo.
Vi auguro una buona lettura!

L’arcobaleno della gravità

Pynchon, l’autore di questo libro, è uno dei principali esponenti della letteratura postmoderna di cui fanno parte, oltre lui, De Lillo e Wallace.

Amo molto questa corrente, vi anticipo qualche sensazione di lettura nel tempo stesso in cui lo leggerò.

1) Ma come ci si immagina un’Adenoide gigante che si aggira per il centro di Londra? 🤔

 

Du côté des livres: Un altro giro di giostra -Terzani

Un regalo di Natale inaspettato, ma gradito come tutti i libri che si fanno spazio nella mia libreria;
non ne avrebbe mai fatto parte se mio fratello non avesse deciso di farmene dono.
Un autore, Terzani, che ha sempre suscitato la mia antipatia e il mio disinteresse, direi oggi, la mia superficialità.
Ogni volta che mi capitava di vedere la sua immagine pensavo a santoni indiani così lontani dalla mia cultura occidentale.
Dei tre libri che erano sotto l’albero è stato l’ultimo a venire aperto e quasi come atto dovuto o sfida:
-Leggilo e poi dimmi cosa ne pensi, come medico, della scelta di Terzani di affrontare la sua malattia! Mi disse mio fratello.
Una mattina iniziai di fronte ad un cornetto caldo e a una tazza di caffè ed è stata dura oltrepassare le prime trenta pagine, fatte di azioni e reazioni che conosco fin troppo bene, che mi apparivano scontate e intrise di quel dolore che, di certo, non ricerco anche nei libri; ma poi pagina dopo pagina sembrava che l’immagine di Terzani si componesse davanti a me, prima sfumata e poi sempre più nitida, da estranea sempre più amica.
Pagina dopo pagina, viaggio dopo viaggio, mi ha fatto scoprire la prospettiva del malato, quella che i tuoi pazienti non ti diranno mai, perché in te cercano la salvezza, il miracolo.
Quasi tutto il libro è una ricerca, un ripetere che la cura ai malanni, in oriente sta nel credere alla cura e non nella cura stessa e così per me è stato questo un viaggio fatto accanto ad un paziente, quel bisogno di essere preso in carico nel suo insieme e non a pezzi.
Uno stile semplice, ma raffinato, un lessico ricercato, ma mai pomposo, lieve come una piuma, malinconico come una foglia cadente fa breccia nel cuore del lettore che è portato a sperare nel miracolo, perché la sua onestà intellettuale non ha uguali, perché alla fine quella pace che cerca la troverà e le scelte fatte, alla prova del tempo gli daranno dato ragione.
Cosa risponderò a mio fratello?
Lo ringrazierò di cuore, perché non lo avrei mai letto, ma mi sarei persa un testo che per me è già fondamentale, un libro che mi ha cambiata in profondità, che mi ha insegnato a non dare niente per scontato, che mentre traffico con le mie medicine, il mio sapere dall’altra parte della scrivania c’è qualcuno che grida “ Io sono qui, no sono solo il mio malanno”.
Un libro che va letto a piccole dosi, un po’ ogni giorno, senza esagerare, perché come un seme si deve depositare e crescere piano piano.

Du côté des livres: Infinite Jest – Wallace

Ci sono mementi nella vita in cui la confusione si annuncia con delle turbolenze fatte di sbalzi d’umore, fitte allo stomaco che si trasformano in lacrime, sensazioni che portano a credere che una catstrofe imminente sia dietro l’angolo, ma in realtà sono solo intuizioni di presente mal celato che si nsconde agli occhi, ma non al cervello e si percepisce, si assapora e si ha paura di quello che già sappiamo, presto o tardi accadrà.

In un momento come questo ho deciso di tuffarmi in una lettura che avevo sempre rimandato, perché, pensavo, troppo difficile per me.

Mi ci sono immersa e come per magia da quel liquido sono rinata, mi ha protetta per almeno un paio di mesi, risucchiandomi, mio malgrado in una realtà distopica, in cui le sensazioni si sono fatte liquide; ho sentito fisicamente le emozioni descritte, gli stati d’animo, ho capito le cause che hanno portato a certe conseguenze.

Infinite Jest è molto più di un romanzo, è una esperienza di vita, è la prima vera esperienza con la realtà vituale che abbia mai provato.
Mentre lo leggevo non ero sul mio letto, nella mia casa ero là in quelle strade, in quei luoghi e per la prima volta nella mia vita, davvero mi sono drogata e ho sentito la crisi d’astinenza, ma anche la disperazione di giorni uno uguale all’altro, la dipendenza che va a braccetto della disperazione, la sostanza che si fa farmaco, per curare un bisogno disperato di felicità.
L’ho sentito attraverso i personaggi.

Ci sono domande e risposte che pongono altre domande e così per mille e passa pagine, mai una parola di troppo, lo stile perfetto, che non ho trovato in “Interviste a uomini schifosi” si fa qui mezzo per dividere in due il mondo quello reale, che pagina dopo pagina si smaterializza e quello raccontato che diventa il Mondo e ti ingloba, tanto da farti sentire impotente di fronte a tutti: tutta quella miriade di personaggi le cui vite si intreciano, si sfiorano, si distruggono, ma ti arricchiscono.

Sono tante pagine, ma sono poche…

Inifinte Jest, l’intrattenimento ricercato nel racconto, film capace di essere la droga definitiva è in realtà anche il titolo del libro e davvero l’azzurro della quarta di copertina lascia un infinito vuoto per qualcosa che esiste, ma che non potrà essere replicato e che personalmente ho trovato solo nell’ Ulisse di Joyce.

La pillola della sera: la fine di un libro

Mentre scrivo mi sto apprestando a finire di leggere “Infinite Jest” di Wallace, quel libro per il quale ho sospeso l’aggiornamento del blog per un po’.

E’ un libro molto lungo, il primo che ho deciso di prendere in prestito dalla meravigliosa biblioteca della mia città, una delle cose più belle che siano state fatte a Prato negli anni in cui io ho vissuto.

La biblioteca Lazzeriniana è stata costruita nella ex-Capolmi nel cuore del centro storico.

La ex-Campolmi è una fabbrica, con tanto di ciminiera altissima che è un po’ il simbolo della mia città fatta di operai e di imprenditori, di lana, rocche e pezze di tessuto.

Entrare in quella struttura e respirare l’odore dei libri, che si possono prendere quasi nella totalità in prestito, sapere che in quei corridoi operai hanno lavorato, vissuto, prodotto è una sensazione davvero unica e particolare.

Ma non voglio divagare, parlavo della fine di un libro.

Mancano venti pagine, è tutto il giorno che mancano venti pagine, non trovo il coraggio di finirlo.

Mi ha fatto compagnia per 1400 pagine, due mesi quasi e adesso è dentro di me, le immagini, gli stati d’animo sono lì e lì rimarranno.

Solo un altro libro, dei molti che ho letto, mi fece lo stesso effetto: Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde.

Il mio scrittore preferito è Gabriel garci Marquez di cui ho letto quasi tutto (quei pochi che non ho ancora letto li centilino), ma i miei libri preferiti, adesso, sono due:

  1. Il ritratto di Dorian Gray
  2. Infinite Jest

A breve una mia opinione su questo meraviglioso capolavoro.