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La filodiffusione: I concerti dei Muse (e sì perché son stati tre)

Come già ho avuto modo di dire il 2019 è stato davvero un bellissimo anno per me, per moltissimi motivi: professionali, personali, ma sopratutto perché dopo un sacco di anni sono tornata a vedere e ad ascoltare dal vivo i Muse.

Sembrerà una cosa tardo-adolescenziale (parola che riporta alla mente il mai dimenticato “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, libro non troppo bello in verità, ma che ha segnato la mia adolescenza come pochi altri titoli,” Due di due” è un altro, ma lasciamo perdere questo argomento che altrimenti finiamo domani mattina), ma per me è qualcosa di rigenerante.

Cosa c’è di così bello in un Gig? (per chi non lo sapesse con Gig si intende la data di un tour live)

A brucuapelo direi tutto, sopratutto se a suonare è un gruppo su cui fantastichi, a cui ti ispiri, se suonati sono pezzi che ti sollevano come un argano quando sprofondi nei meandri della tristezza e dell’angoscia: ma una cosa è quella predominante, la felicità che accompagna tutte le fasi che compongono l’evento.

Si inzia con i rumor che parlano dell’uscita del nuovo album (nel caso specifico Simulation Theory) che anticipa l’inizo del tour mondiale: quell’attesa fatta di indizi, di ricerca di conferme, di delusioni e poi di nuovo di conferme, fino alla pubblicazione del primo singolo (Dig Down) che mette fine ai dubbi: il tour ci sarà, ma ancora non sappiamo quando, non sappiamo dove, non sappiamo se sarà nella nostra nazione, ma ci sarà, questo già produce una scarica di dopaminia che ci accompagnerà fino alla conferma delle date.

Il tempo che è intercorso tra la pubblicazione di Dig Down e quella delle date è italiane è stato lunghissimo, interminabile e davvero estenuante, ma i nostri eroi del Devon (si i Muse vengono da un paese del Devon da cui almeno due componenti Matt Bellamy e Dom Howard sono fuggiti per le assolate spiagge di Malibù ) ci hanno deliziato con pubblicazioni di singoli per tutto questo tempo fino ad arrivare a febbraio 2019 in cui le date sono state svelate: 12 luglio a Milano e 20 Luglio a Roma!

La sintonizzazione sul sito delle prevendite, l’acquisto istantaneo… il regalo più atteso e mai sperato, un’altra data il 13 luglio ancora a San Siro (per questo ho dovuto aspettare perché Juri, mio marito, non era così convinto di vederli per tre volte, ma alla fine la felicità che sprigionavo al solo pensiero di essere in mezzo al quella folla adorante, persone che proprio come me diffondevano gioia ha prevalso e lo ha convinto).

Tra edizioni Deluxe del nuovo album, post di Matt su Instagram, inteviste di cui non capisco un’acca (non solo per il mio inglese basic, ma anche perché Matt parla in un modo incomprensibile ai più), luglio è infine arrivato e la felicità ha iniziato a invadere ogni fibra del mio corpo.

Non avevo mai dormito fuori dalla casa in cui abito da quando sono sposata (marzo 2011), ma questa volta l’ho fatto ed è stato bellissimo, organizzare il viaggio, scegliere (grazie al preziosissimo aiuto del mio carissimo amico Alberto) l’albergo giusto, usare la metropolitana, imparare a 41 anni che sulle scale mobili si tiene la destra, perché i lavoratori milanesi mica hanno tempo da perdere con giovinastri alle prese con i loro cantanti preferiti (per fortuna giovinastra non sono più, ma quella maglietta disegnata dalla mia cara amica Monia forse qualche dubbio sulla mia capacità di pillare, creare PIL, forse l’ha posto).

Milano è una città che mi ha incantata per come è organizzata, per la facilità ad arrivare a san Siro con la metro, ma sopratutto a tornare all’albergo.

Tutto è stato organizzato così bene, quasi da sembrare di esssere in una nazione diversa.

Il concerto è stato grandioso: vedere Matt seppure da lontano, vederlo correre, saltare, suonare, emozionarsi è stato fantastico, rigenerante e mi ha riempito il cuore di felicità.

Ho saltato e cantato come una ragazzina, ma non ho perso la voce e la sera dopo ero di nuovo lì, a saltare e cantare e a fare il pieno di dopamina!

Gionate indimenticabili che credevo fossero il masssimo che si potesse provare…ma mi sbagliavo.

La settimana dopo stessa preparazione (questa volta il bel B&B lo devo alla mia amica e muser Antonella con la quale abbiamo condiviso il concerto romano) ma direzione sud: Roma.

Io amo Roma, l’ho sempre amata, il suo fascino è qualcosa che non ho mai trovato da nessuna altra parte al mondo, non è che abbia girato tantissimo in effetti, ma per quel poco che ho visto, Roma batte tutto.

Siamo scesi a Termini e siamo arrivati a piedi fino a Trastevere, tra un sospiro di stupore e un altro, tra la vista del Colosseo e la passeggiata sull’isola Tiberina, con quella luce che rallegra l’anima e il cuore, con quell’odore che solo Roma ha, che ti entra dentro e ti fa sentire bene.

Ci siamo incontrati con Antonella il sabato sera e meno male che c’era lei, altrimenti arrivare all’Olimpico sarebbe stato impossibile!

Roma è bellissima, ma in termini di organizzazione devo dire che è un altro mondo rispetto a Milano.

Il preziosissimo compagno di Antonella ci ha accompagnato allo stadio in macchina e dopo una lunghissima attesa sotto il sole cocente siamo finalmente entrati nello stadio e questa volta ero nel prato non sugli spalti.

Inizia la musica, la temperatura è perfetta, la luce è perfetta, l’acustica è perfetta… se il paradiso esiste deve assomigliare molto a quello che ho provato quella sera.

Non ero molto vicina al palco, ma passo dopo passo, spinta dopo spinta, come una pallina in mezzo ad altre palline sono arrivata alla terza fila… e durante New Born, una delle ultime canzoni sono riscita a vedere Matt così da vicino da sembrarmi impossibile e durante Dig Down sono riscita a veder il blu infinito e pervasivo dei suoi occhi.

Un’emozione così forte, così bella, quella voce e quei suoni che rimangono nella testa e una felicità che raramente di prova se non in eventi in cui questa passione si può condividere.

Ho la fortuna di condividerla con l’uomo che amo e questo è un regalo che spero di meritare ogni giorno, cercando di renderlo felice.

Quindi spero di avervi annoiato oltre modo, ma avevo promesso che ne avrei parlato e allora ecco qua..

grazie per avermi letto.

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