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La sala d’attesa: Diabolik – L’ora fatale

L’inedito di novembre vede il nostro eroe alla prese con un colpo davvero molto complicato e pianificato.

Il soggetto di Gomboli e Pasini, quest’ultimo anche alla sceneggiatura in tandem con Finocchiaro, il tutto reso visibile dalla matita di Facciolo è molto elaborato e davvero ricco di colpi di scena.

Quasi un giallo classico in cui invece di scoprire l’assassino, anche se in qualche modo è presente anche questa componente, si deve scoprire dove Diabolik ed Eva vogliono andare a parare.

Il tutto isi svolge in una deliziosa cornice medioevale, in un incantevole castello reso museo e che accoglierà una preziosa collezione di orologi, la quale, come è ovvio, è un oggett del desiderio della nostra coppia di ladri preferita.

Un colpo di scena dopo l’altro e alla fine la curiosità di andare a ricercare i dettagli e gli indizi sparsi tra le vignette aggiunge un punto in più a questa storia.

Buona lettura!

Qualche parola sparsa…

Buongiorno a tutti,

quest’estate si sta svolgendo molto bene per me, c’è abbastanza lavoro, nel senso che ci sono molti pazienti ancora da guardare, alcuni purtroppo se ne sono andati altri si sono ammalati altri ancora sono guariti, per cui direi che il bilancio di quest’estate nonostante il caldo infernale è stato positivo.

È  stata bella per vari motivi: uno dei principali per me personalmente sono stati i tre concerti dei Muse, che dopo una marea di anni sono riuscita a vedere dal vivo.

Vorrei se vi fa piacere fare il resoconto quando ricomincerò a scrivere su questo blog.

Altra cosa per me è veramente bella di quest’estate è stata la decisione di leggere “Guerra e pace” libro veramente stupendo e che pagina dopo pagina non smette di sorprendere, vi racconterò anche di questo!

Dunque buon proseguimento di vacanze!

 

La sala d’attesa: Big little lies

Oggi non vi parlerò di un fumetto, ma di una serie tv (ebbene sì tra tutti i miei difetti c’è anche quello di essere una accanita fruitrice di serie TV, sopratutto Netflx, ma non solo).

Quella che vi propongo è una serie dell’ inizio del 2017 nel cui cast brilla per bellezza, ma soprattutto bravura una splendida Nicole KidmanReese WitherspoonShailene Woodley e un bravissimo Alexander Skarsgård (che avrete imparato a conoscere per essere il Principe Filippo in The crown)

https://www.youtube.com/watch?v=N9lPH-5vlRo&t=13s

Vi consiglio vivamente la visione di questa serie in cui si vivono molti stati d’animo, la tensione, la paura, la commiserazione e la pietà.

Se amate passare il tempo davanti al piccolo schermo, sono certa che non riuscirete a smettere di vederla finché non sarà finita.

Buona Visione

La sala d’attesa – Dylan Dog

 

Leggo Dylan Dog da quando ero poco più che una bambina, il primo numero che comprai fu il numero 62 – I vampiri, su consiglio di un amico amante dei fumetti.

All’epoca Dylan Dog era un fenomeno di costume, se ne occupò perfino Umberto Eco e quell’uomo (oggi si direbbe ragazzo, infatti ha trentacinque anni) era un ideale, fuori dagli schemi, in qualche modo la confusione che c’era nelle storie, un misto di sociologia, soprannatuale, investigazione, horror era quello che brulicava nelle nostre menti adolescenziali.

Mi spiego perché lo abbia amato così tanto e mi spiego ancora meglio perché continui ad amarlo!

Sarà che la Londra in cui Dylan vive è sempre uguale a se stessa, anche se da qualche anno il nuovo curatore Roberto Recchioni ha svecchiato la location, sarà perché Dylan è sempre lui, non invecchia, non cambia la sua essenza, sarà perché i suoi ideali sono diventati i miei, fatto stà che non ho mai smesso di leggere le sue storie.

Ci sono stati momenti buoni, alcuni meno buoni (potrei citare delle storie che non valevano davvero il prezzo dell’albo), ma in questi ultimi anni devo dire che si sta facendo un lavoro davvero interessante.

Quello che si percepisce, seppure a piccolissimi passi è un disegno, albo dopo albo si ha la percezione di star camminando in una direzione ben precisa, non, come prima di Recchioni, di star girando intorno; Dylan evolve, rimanendo se stesso,ma affronta tematiche moderne, l’ultimo albo parla delle fake news  e lo fa con lo stesso spirito con cui si è affrontato il tema della vivisezione, del razzismo o della cattiva influenza che i fumetti/viodeogiochi violenti hanno sui ragazzi.

Quello che vi consiglio, però, non è un numero della serie regolare, ma l’ultimo Color Fest (una collana in cui si sperimentano colori, grafiche e avolte sceneggiature)

Lo consiglio perché è un buon compromesso tra il vecchio e il nuovo corso, una storia in cui si ha tensione e a tratti paura grazie alla sceneggiatura di Giovanni Barbieri e in cui le meravigliose matite di Giovanni Frighieri arricchite dai colori di Sergio Algozzino sono un paicere per gli occhi.

La sala d’attesa : Mercurio Loi

Siamo al numero sei, è vero, ma ho iniziato subito!

Mi capitò di leggere il suo arrivo su Dylan Dog, mi incuriosì, un po’ perché veniva definito l’ivenstigatore dell’intelletto, un po’ perché ambientato nella Roma del 1800, ma sopratutto perché per la prima volta il protagonista, Mercurio appunto, è brutto!

Ma non brutto per dire, proprio brutto esteticamente, nasone, stempiatura, orecchi a sventola, neppure troppo simpatico, supponente a tratti arrogante, ma con un modo di pensare, mamma mia, davvero straordinario.

Questo sesto numero è molto particolare, è una storia a bivi sceneggaita dal creatore del personaggio Alessandro Bilotta e disegnata da Sergio Ponchione, mentre i colori (eh sì è anche a colori e questo comporta un prezzo maggiorato, ma ne vale senza dubbio la penna ) di Nicola Righi; la copertina che vedete a inizo pagina è opera di Manuele Fior e per completezza il lettering di Alessandra Belletti.

In questa avventura si viaggia per Roma, nelle sue stradine rese ancora più caratteristiche dall’ambientazione ottocentesca, sembra di sentire odori scomparsi, che possiamo solo immaginare, di inciampare nei sanpietrini e di inseguire Pasquino sperando di scoprirne l’identità (forse lo faremo nel prossimo numero).

La scelta dei bivi risulta molto azzeccata perché aggiunge quel qualcosa in più alla storia, rendendola oltre che coinvolgente e molto bella, anche divertente.

Spero che possiate avere la possibilità di leggere questa collana perché, secondo me, è uno dei personaggi meglio riusciti di tempi Greystorm.

Buona lettura.

La sala d’attesa – Topolino 3231

Questa settimana Topolino libretto contiene la seconda parte di una storia in tre episodi di una saga molto importante che vede il ritorno del nemico di Paperone Famedoro Cuordipietra e di Gedeone Paperone fratello del multimiliardario.

Zio Paperone e il segreto di Cuordipietra

soggetto e sceneggiatura di Francesco Artibani

disegni di Alessandro Perina

 

E’ ancora presto per poter dare un giudizio definitivo, che arriverà la prossima settimana con la conclusione della storia, ma delle impressioni preliminari credo sia possibile darle.

La prima puntata pur essendo solo d’introduzione non mi aveva del tutto convinta, non tanto per il soggetto, quanto per la totale assenza di sottotesti e di piani narrativi.

Tutta l’azione si svolge in un modo troppo veloce senza quel pathos necessario a creare empatia con la situazione se non proprio con i personaggi.

Questa sensazione ha continuato a persistere anche in questo seconda parte, dove Famedoro Cuordipietra ha già svelato i suoi intenti criminosi e mette in atto il suo piano di sconfiggiere una volta per tutte Paperone.

Francesco Artibani racconta tutto in modo ineccepibile da maestro quale è, ma tutto appare come ho detto in precedenza troppo veloce, i nipotini che prima accettano di passare dei giorni con Famedoro e poi capiscono le sue intenzioni; Zio paperone che parte per la giungla e trovando il fratello, che non vede da tempo legato e sotto tiro del suo rapitore, non trova di meglio da dire che “Siamo venuti a salvarti, ma se disturbiamo possiamo anche tornarcene a casa subito”.

Insomma caratteristiche tipiche dei personaggi che però appaiono del tutto fuori luogo nel contesto peculiare e particolare in cui ci troviamo: la comparsa dell’arcinemico, prima presentatosi come redento per poi rivelarsi il solito perfido e il ricongiungimento col fratello quasi mai frequentato.

Una cosa che mi era parsa molto interessante era la presenza del fratello di Famedoro che si presume essere morto, ma purtroppo anche questo si è rivelata una parte inventata del piano del malvagio Cuordipietra.

Il giudizio è in ogni caso sospeso, dato che manca il gran finale che potrebbe dare una nuova luce a tutta la vicenda; in questo caso, però, la storia andrà letta di nuovo e tutta insieme.

 

Qui Quo Qua e lo scherzetto di Halloween

soggetto e sceneggiatura di Federico Buratti

Disegni di Roberto Vian

Deliziosa avventura in onore di Halloween, festa che io adoro, per i costumi a tema horror, per la complicità tra adulti e bambini attraverso il famoso “Trick or Treat”, un gioco che li vede coinvolti entrambi nell’addobbare la casa o nel mascherare se stessi.

Nella notte delle streghe Qui Quo Qua si trovano a girare per le case di amici e parenti che personalizzano a loro modo la tradizione, regalando dolcetti molto particolari; è quando arrivano al deposito che quella che è una storia quasi commemorativa diviene un vero omaggio al Canto di Natale di Dickens, molto più semplice, molto più immediata, in cui Amelia fa le veci di Jacob Marley e insegna a Paperone lo spirito di Halloween.

Non ci sono molti piani di lettura, ma è comunque piacevole e i disegni di Vian sono meravigliosi.

Zio Paperone e la zucca Magica

soggetto e scieneggiatura di Bruno Sarda

disegni di Marco Meloni

Altra storia a tema Halloween che risulta più veloce e più immediata, la base è una interaizone tra Paperino e Paperone, lo zio ordina di fare qualcosa, il nipote si rifiuta, piomba dall’alto la lista dei debiti.

Un orto da coltivare, una zucca con cui vincere un concorso, un’Amelia che vuole la numero uno.

Una breve piacevole e che come tale non offre nè spunti di riflessione nè analisi più approfondite.

 

Pippo, Minni e la poetica a sorpresa

soggetto e sceneggiatura di Monica Mazzoni

disegni di Giorgio Di Vita

 

Brevissima storia basata sulla commedia degli equivoci, molto divertenti le associazioni tra le comuni icone del pc e le reali rappresentazioni nella vita reale.

Finale assurdo, ma divertente per il totale non-sense che esprime.

 

Paperinik e la minaccia diamantofaga

soggetto e sceneggiatura di Jannik Thalbitzer Thiberg

disegni di Flemming Andersen

Storia più lunga, ma lineare e che corre sul solo piano narrativo, o almeno io non sono riuscita a cogliere nessun sottotesto e nessun messaggio, se non quello di divertire con un intreccio piuttosto elaborato e una serie di gag che strappano più di un sorriso.

Paperinik si trova a dover fronteggiare un supercattivo, inizialmente non ci riesce poi invece lo sconfigge, ma alla fine a farne le spese sarà sempre il povero Paperino.

Spero di non essermi dilungata troppo e di avervi invogliato a comprare questo numero di Topolino!

A presto con altri fumetti e a domani per la pillola del mattino.

La sala d’attesa: Tutti i milioni di Paperone – Il 20° milione

Uno dei miei fumetti preferiti e uno dei primi che abbia mai letto è “Topolino”.

Posseggo circa mille libretti più molti altri tra Almanacchi, Classici, Super classici e raccolte, ma il mio autore preferito tra tutti quelli che ho avuto il piacere di leggere è uno contemporaneo:

Fausto Vitaliano

Fausto Vitaliano è uno dei tanti sceneggiatori presenti su Topolino e ha scritto moltissime storie tra cui quella che andrò a commentare tra poco.

Perchè mi piace così tanto questo autore e perché rileggo le sue storie fino ad impararle quasi a memoria?

Perché oltre ad una propietà di linguaggio notevole e ad un senso dell’umorismo che adoro, la sua scrittura trasmette emozioni, riesce a trafigurare i personaggi disegnati in concetti e in sensazioni: così le gag con le quali riempie gli  spazi, quasi a sdrammatizzare i concetti che vogliono uscire, diventano la parte predominante e il ciniscmo quasi un’arma di difesa per spiazzare il lettore, affinchè i numerosi piani di lettura presenti nelle sue storie si confondano in un unico armonioso dipinto che lascia  la sensazione di aver letto qualcosa che va oltre la semplice avventura di un personaggio inventato.

Questo accade anche nella storia che trova posto in “Topolino 3229”:

Tutti i milioni di Peperone – Il 20° milione

Questo è l’ultimo capitolo di una saga decennale, in cui Paperon de’ Paperoni , il papero più ricco del mondo, racconta uno ad uno i primi venti milioni guadagnati, con un canovaccio che è sempre uguale a se stesso, ma che trova in questo continuo ripetersi, variando solo occasioni e possibilità, la forza di un sogno, la radicalità di un’idea: perseverare, continuare a credere in se stessi anche quando nessuno lo fa, anche quando tutto sembra andare per il verso sbagliato;

quasi il giovane Paperone sembra dire “se non credo io in me stesso chi devrà mai crederci”?

In questo ultimo episodio, non cambia la struttura che sottende allo svolgimento:

Paperone invita familiari e amici in un teatro e lì, tra il poco entusiasmo degli astanti, sopratutto di Paperino, inizia il suo racconto: attraverso una serie di conferenze da lui tenute con lo scopo di insegnare a dei giovani volenterosi come diventare milionari, ma alla fine i conti non tornano, un marrano non ha pagato il biglietto e quindi Paperone andrà per il mondo a cercarlo, per recuperare quei soldi che faranno cifra tonda.

E’ in quel viaggio, in quegli incontri che la poetica di Vitaliano trova la sua forza, in quegli uomini che con idee bislacche sanno che conquisteranno il mondo, lo stesso Paperone dubita di loro, ma si percepisce che lui ha venduto loro più di un consiglio, lui ha tramesso loro la fiducia in loro stessi, la forza di un sogno, la verità di una passione.

Allora il lettore può immedesimarsi ora in Paperone, ora in uno degli adepti, ora in Paperino che finge di non sopportarlo, ora nel suo eterno rivale.

Tutto questo è raccontato con un lessico che incanta e con una fluidità che incastra momenti più seri a momenti esilaranti.

Se non bastasse questo, a rendere piacevole la lettura, ci sono i disegni di Paolo Motura che contribuiscono con le loro  linee morbide e la loro capacità di far vivere i personaggi facendoli parlare col corpo.

Ci sono punti deboli? Forse sì, ma ho premesso che Fausto Vitaliano è il mio autore preferito e se difetti ce ne sono, perdonatemi, ma proprio non ne vedo.

Buona lettura!

 

La sala d’attesa – AUTUNNO IN AUT – ” Evento sulla fenomenologia dei PKers”

Venerdì 13 ottobre in un piccolissimo vicoletto di una Prato ormai quasi dimenticata, dove ancora la vita è scandita dalle campane del vicino Duomo e dalle botteghe che anche a tarda sera riordinano il loro interno o preparano la merce per il giorno dopo, come quella del mitico macellaio della piazza Franchino Medico, si è svolta una serata ricca di emozioni e dal sapore un po’ malinconico: “PK attraverso i suoi lettori, fenomenologia dei Pkers da vent’anni ad oggi”.

Innanzitutto spieghiamo di cosa si parlava: Paperinik è un personaggio tutto italiano, nato dall’unione di due menti meravigliose e creative come Elisa Penna e Guido Martina nel lontano 1969.

Se tutti conoscono il Diabolico vendicatore, non molti hanno avuto la fortuna di vivere l’epopea di PK nella seconda metà degli anni ’90.
Pk è un sogno che si realizza, il sogno di una redazione di giovani autori, disegnatori e sceneggiatori che vogliono un eroe tridimensionale, un eroe che la notte vegli sui cittadini inermi, ma che di giorno sia uno di loro.
Così in un mondo invaso dagli alieni, Paperino, un papero che incarna tutte le debolezze umane la notte diviene Paperinik, come a dire : ognuno di noi se davvero vuole può fare la differenza.

L’ argomento della serata, però, non verteva su un’ analisi approfondita del personaggio, sulle implicazioni che questo poteva avere in una società, quella italiana ancora storidita dall’inchiesta “Mani pulite”, su quanto, in quegli anni, tutti i valori passati si stessero sovvertendo: la serata analizza un piccolo paticolare che ha reso leggendaria la testata: i suoi lettori.
I lettori di Pk, come spiega il nostro simpatico esperto Albeto Lunghi, giunto dalla lontana Pandino ( un piccolo paese in provincia di Cremona, ebbene sì i Pkers si nascondono ovunque) sono una comunità di persone che avevano bisogno di speranza, di credere in un eroe che raddrizzasse i torti, ma ancora più di loro, era la redazione ad aver bisogno di credere che questi lettori, queste persone esistessero, così avvenne che i redattori creasero dal nulla quella parola che li rappresentava : PKERS.

Nel corso della serata Alberto, da vero mattatore, intrattiene il pubblico con racconti strampalati e folli proposte di interazione che la redazione, nelle persone di Valentina De Poli, Fausto Vitaliano, Bruno Enna, Tito Faraci, Alessandro Sisti, Francesco Artibani e moltissimi altri, propone ai suoi lettori: messaggi in bottiglia mandati in un’ era pre-social, contest ante-litteram in cui si chiedeva di fotografarsi mentre si cammina sull’acqua.
Insomma un mondo davvero bello, che nonostante siano passati anni ancora rimane in piedi, a dimostrazione che quando qualcuno crede in qualcosa fortemente e ha la forza e la visionarietà di realizzarlo, non solo ci riesce, ma le sue spore viaggiano nel tempo e attecchiscono anche ai giorni nostri, infatti PK , ancora oggi, che quel Team lavora su Topolino, fiorisce in tutto il suo splendore con nuove storie.

Durante la serata Alberto regala agli astanti una chicca: il disegnatore Claudio Sciarrone, uno dei più talentuosi disegnatori dei giorni nostri, non solo in Italia, che con il suo tratto sinuoso e sensuale è riuscito a dare un’anima ai paperi a cui dà vita, è intervenuto alla serata portando la sua testimonianza e invitandoci tutti a Lucca Comincs e Games dove verrà presentato il progetto di una nuova “Storia e Gloria della dinastia dei Paperi” ispirato alla grandissima opera di Martina-Scarpa-Carpi.
La serata si è conclusa tra gli applausi e la sensazione di essersi persi qualcosa di grande vent’anni fa, tra coloro che Pkers non lo erano e con la voglia infinita di andare a comprare Topolino, perché è proprio attraverso i fumetti che, forse, si può continuare a sognare un mondo migliore, dove un semplice papero, se davvero ci crede, può diventare un supereroe !

La sala d’attesa: Julia 229 – Allucinazioni

 

Salve a tutti miei (pochi) affezionati lettori,

stasera inauguriamo questa sezione con una serie Bonelli :

 Julia – Le avventure di una criminologa

Leggo questo fumetto dal primo numero, ricordo con precisione il giorno, 1 ottobre 1998, ero a Milano con il mio babbo per assistere alla prima a La Scala de “L’ elisir d’amor” di Gaetano Donizetti; la mattina uscendo per visitare Milano,mi immersi nell’avvolgente nebbia milanese e alla prima edicola comprai questa nuova testata, che mi incuriosiva e che non avrei mai lasciato.

Julia è un personaggio multisfaccettato, una personalità spigolosa e molto determinata, non sarebbe la mia migliore amica; ma c’è qualcosa in lei che attrae, è tridimensionale e il suo autore Giancarlo Berardi, è uno che sa scrivere, ma c’è un ma…

Se i primi tre numeri sono meravigliosi, perché vomitano realtà in ogni pagina,negli anni l’aspetto squisitamente psicologico ha lasciato il posto alla componente familiare, sentimentale e d’azione.

Infatti Julia è una criminologa, professoressa universitaria che collabora con la procura disegnando il profilo dei criminali per aiutare le forze dell’ordine a catturare i criminali.

Se questo era vero agli albori, lo è diventato sempre più di rado ai giorni nostri, ma la penna del suo autore fa si che sia davvero difficile abbandonare la serie, anche perché all’improvviso escono numeri come quello di questo mese che lasciano meravigliati  per la perfezione che incarnano.

“Allucinazioni” è sceneggiato da Berardi e Mantero , i disegni sono di Marinetti e la storia è davvero ben scritta, con ritmi narrativi che non permettono di staccare gli occhi dal foglio, le incursioni della vita personale della protagonista sono ridotte ai minimi termini e per quasi tutto l’albo non si riesce a capire cosa stia accadendo.

I personaggi recitano tutti in modo eccepibile e molti dei teatrini che spesso risultano fini a se stessi, in questo caso diventano funzionali ad un’avventura che colpisce nel profondo per l’intensa attinenza alla realtà e per l’inquietudine che imperversa per tutta la lettura.

Una curiosità, forse un errore, che in un blog di medicina non poteva mancare: l’uso di un farmaco il Contramal, che in realtà è un antidolorifico, viene utilizzato come un eccitante; per chi ne faccia uso: state tranquilli non vi accadrà mai quello che accade al personaggio dell’albo.

Spero di avervi fatto compagnia tra una pillola e un’altra e di aver stuzzicato la vostra curiosità verso questa serie, se ancora non la conoscevate.